Convegno Felicità, Università Lateranense, 2 aprile 2025
Roma, 1 ottobre 2024. Presentazione del volume “Il male visto e raccontato” (Milella 2024)
Tre domande mi sono posto nel mio testo, raccolto in questo volume, insieme ai capitoli scritti da Mons. Dario Edoardo Viganò, Giovanna Costanzo (Università di Messina), Maurizia Pierri (Università del Salento), Paola Coppi (Studi ebraici, UCEI).
1. Come si manifesta il concetto di “originario” nell’esperienza umana del male?
Questa domanda esplora la nozione dell’“originario” come qualcosa di profondamente radicato nell’essere umano, un aspetto che si estroflette verso gli altri e ritorna verso sé, influenzando profondamente la percezione e l’esperienza del male. Il testo indaga come questa estroflessione possa essere sia una sorgente di vulnerabilità sia un mezzo di auto-scoperta e redenzione.
2. In che modo il dolore e la sofferenza possono essere trasformati in opportunità di crescita personale?
Analizzando il dolore attraverso una lente fenomenologica, il testo cerca di comprendere come la sofferenza possa fungere non solo da ostacolo, ma anche da catalizzatore per una maggiore introspezione e maturazione spirituale e morale. Si pone la questione di come gli individui possano utilizzare le loro esperienze di dolore per sviluppare una più profonda comprensione di sé e del mondo.
3. Qual è il ruolo delle interazioni umane nel processo di riconoscimento e trasformazione del male?
Il testo esamina l’importanza delle relazioni e dell’empatia nell’affrontare il male. Si interroga su come il riconoscere l’altro e essere riconosciuti possa influenzare la nostra capacità di affrontare, comprendere e eventualmente trasformare il male in qualcosa che non solo si sopporta, ma che può arricchire l’esperienza umana. Questa domanda affronta la dinamica tra individuo e comunità e il potenziale di guarigione e crescita che può emergere dal riconoscimento reciproco e dalla condivisione delle esperienze.
Il capitolo che ho scritto è pensato in dialogo con Italo Calvino, citato nel testo per approfondire il ruolo del linguaggio nella comprensione e gestione del male. Attraverso le riflessioni di Calvino sulla crisi della parola, il testo esplora come il linguaggio possa diventare sia un ostacolo sia uno strumento nel nostro tentativo di articolare e affrontare il male. Calvino descrive il linguaggio come una peste, sottolineando la sua capacità di banalizzare e depauperare l’esperienza umana, riducendola a formule generiche che non riescono a catturare la complessità della realtà.
Nello stesso tempo, il testo fa riferimento a Calvino per discutere la devastazione del linguaggio come un fenomeno che passa quasi inosservato nella società moderna, dove domina una sorta di indifferenza verso il degrado delle nostre capacità espressive. Questa riflessione aiuta a comprendere come la perdita di efficacia della parola influenzi profondamente il nostro rapporto con fenomeni complessi e dolorosi come il male.
In ultima analisi, Calvino, viene utilizzato nel testo non solo per evidenziare le limitazioni del linguaggio, ma anche per suggerire che una rinnovata comprensione e utilizzo del linguaggio possano rivelare nuove vie per esplorare e affrontare le sfide poste dal male, enfatizzando l’importanza di un’espressione autentica e profonda nell’esperienza umana.

Roma, 7 luglio 2024. Il Diario di Francesco, Tv2000
Come collegare le teorie e le pratiche?
È un po’ come se si andasse ad un ballo mascherato vestito da cigno, ma quando arrivi, scopri che il costume è solo una testa di cigno su un completo da sub: il contrasto è così stridente quanto il disagio che proveresti cercando di ballare sott’acqua.
In filosofia, il distacco tra teoria e pratica può risultare altrettanto grottesco e disfunzionale. Le teorie filosofiche, quando non vengono applicate o testate attraverso la pratica, rischiano di rimanere belle ma inutili, come un costume da ballo inadatto. Integrare teoria e pratica è essenziale non solo per garantire che le idee filosofiche rimangano rilevanti e radicate nella realtà quotidiana, ma anche per assicurare che possano effettivamente contribuire al miglioramento del benessere umano e alla comprensione del mondo. Ignorare i rischi di una tale separazione equivale a prepararsi per una danza che non si potrà mai realmente eseguire.
Assisi, 30 novembre 2023. Intervento al 44 corso nazionale di formazione del Progetto Policoro.

Ospite della trasmissione di Rai Tre, Sulla Via di Damasco di Vito Sidoti.
“Il Pranzo di Babette” narra il gesto generoso di una rifugiata francese che, con il premio vinto alla lotteria, organizza un banchetto lussuoso per ringraziare la comunità danese che le ha offerto rifugio. La sua offerta gastronomica si trasforma in un gesto di profonda riconoscenza, catalizzando la trasformazione e l’unificazione degli abitanti del villaggio. Il film diventa il pretesto per aprire un dibattito sull’approccio al cibo nella società contemporanea. Si contrappongono due visioni: da un lato, la “gastronomia atomizzata” della modernità, dove mangiare è spesso un atto isolato, e dall’altro il “Convivium Dialogorum”, che celebra il cibo come punto di incontro e condivisione, capace di arricchire lo spirito e consolidare i legami comunitari. Questa riflessione sarà il fulcro della nostra discussione presso l’università LUM di Bari, lunedì 13 novembre 2023.
Video di presentazione del mio libro: Mind the Gap. L’etica oltre il divario tra teorie e pratiche, Ets 2020
Video di presentazione del volume: Marcelo Dascal, La bilancia della ragione. Etica delle controversie e dialogo tra saperi, Ets 2020
Il video del mio intervento a VECS. Vaccini e Comunicazione Scientifica in cui illustro quale ruolo per l’etica della comunicazione all’interno della comunicazione scientifica.
. . .
In materia di comunicazione, talvolta non si presta la dovuta attenzione alla comunicazione realmente etica. Partendo da un celebre esempio di comunicazione efficace, in questo video illustro la specificità della comunicazione etica.
. . .
Nella comunicazione sanitaria, spesso si ricorre ad una specifica forma di comunicazione, definita ‘Advocacy communication’. Introducendo VECS, evento nazionale su Vaccini e Comunicazione Scientifica, mi chiedo se tale forma di comunicazione sia effettivamente idonea a raggiungere gli obiettivi che si prefigge.
. . .
La questione del senso, a volte, è un come un percorso segnato su una mappa, anzi è la mappa stessa. In conclusione delle attività didattiche 2016 – 2017, ragionando su Sun Tzu, Maroon 5 e Le sette opere di Misericordia di Caravaggio.
In fondo, come diceva Pessoa, «È in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo. […] La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo».
—
“Che cosa significa pensare?” Intervista al prof. Armando Rigobello (prima parte)
—
2006. Ultima lezione del laboratorio di filosofia del cinema. Prof. Mario Signore
—
L’etica è un’ottica. Discorso conclusivo del Corso in Etica della comunicazione. A.A. 2015 – 2016
Prof. Gábor Aron Zemplen, The Role of Vision in Philosophy
Prof. Luca Maria Scarantino, Emotività, socialità e paralogismo
Marcelo Dascal – Giovanni Scarafile. A crua palavra. A Dialogue
Da questa intervista è stato tratto un libro, tradotto in nove lingue.
Olga Pombo, Lisbon University. Workshop. Epistemology of Interdisciplinarity. Lecce, 7 Maggio 2014.
