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Che sia una cena, un caffè fra amici o una lezione, poco importa. Una delle domande che mi viene rivolta più spesso è perché sia così difficile comunicare con gli altri. Una risposta esauriente, valida per tutte le situazioni, ovviamente non può esistere. Il filosofo della comunicazione non ha ricette pronte. È anche vero, però, che delle costanti ci sono. Una delle più frequenti riguarda il fatto che quando le persone hanno sperimentato una situazione negativa, tendono a considerarla negativa al 100 per cento. In genere, ogni situazione, contiene sia elementi positivi che elementi negativi e dovrebbe essere vista da diverse prospettive. Ad un amico che mi chiedeva che cosa potesse esserci di positivo nell’avere un vicino di casa che fa le “puzzette” nell’ascensore, ho provato a spiegare che è comunque una opportunità per praticare la pazienza e la tolleranza.

In molti, quando incontrano una difficoltà, nella vita o nel lavoro, come prima reazione si chiedono “Perché a me?!”. Potrebbero invece considerare la difficoltà come una opportunità per diventare più forti. È una meta difficile, lo so. Avere l’abilità di cambiare punto di vista è una caratteristica della cosiddetta supple mind. Si tratta di una abilità che può essere sviluppata da ciascuno, nessuno escluso.

Come un albero non può crescere e diventare forte immediatamente, allo stesso modo questa capacità si acquista lentamente, attraverso una pratica costante. Quando ci troviamo a comunicare con qualcuno che risulti indisponente, dunque, prima ancora di ignorarlo, proviamo ad immaginare il mondo dal suo punto di vista. In questo, siamo in buona compagnia. Il filosofo Leibniz, per esempio, osservava che “Il miglior posto da cui guardare il mondo è il punto di vista dell’altro”.

 

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