«Su questo ti sentiremo un’altra volta» (At 17, 32)

San Paolo all’Areòpago, Arazzo, Pietro Lefebvre, XVII sec. su cartone di Raffaello Sanzio.

Negli Atti degli Apostoli si legge del discorso di Paolo davanti all’Areòpago. Non un discorso come gli altri, per il fatto che di fronte a sé l’apostolo di Tarso trova i rappresentanti di una cultura avanzata, abituata alla ricerca delle ragioni delle cose e non a disagio con l’idea della divinità. Da tale punto di vista, dunque, gli ateniesi erano i migliori candidati ad accogliere il messaggio cristiano, soprattutto con riferimento alla resurrezione che, ieri come oggi, costituisce del cristianesimo l’aspetto più scandaloso.

Sappiamo che la nostra cultura, noi stessi siamo il frutto dell’incontro tra Atene e Gerusalemme. Sappiamo anche che nel corso della storia quell’incontro non è stato facile. A farci cogliere la difficoltà della conciliazione tra le due culture si può forse ricordare l’opinione di un antico maestro ebraico, ripresa dal Talmud: «Maledetto sia l’uomo che ha insegnato a suo figlio la filosofia greca».

Le due culture, dunque, presentano anche profonde distonie. Esse sono annunciate dalle parole, pronunciate dalla maggior parte degli uomini che ascoltavano Paolo quando l’apostolo giunse a spiegare proprio la resurrezione cristiano:

32Quando sentirono parlare della resurrezione dei morti, alcuni lo deridevano, altri dicevano: «Su questo ti sentiremo un’altra volta».

La Bibbia di Gerusalemme commenta: «Lo scacco di Paolo ad Atene fu quasi totale. D’ora in poi la sua predicazione rifiuterà i paludamenti della sapienza greca».

Eppure, quella sapienza è irrinunciabile così come irrinunciabile è la ricerca delle vie lungo le quali le due sapienze, greca ed ebraica, si sono incontrate e confrontate nel corso della storia. Se vogliamo veramente scoprire chi siamo, le analisi esclusivamente orientate dalla scoperta del proprio sé non basteranno, se non decidiamo contestualmente di risalire la corrente in cerca delle nostre più profonde radici. È, insieme, bello e difficile. Solo così, l’invito al differimento – «Su questo ti sentiremo un’altra volta» – potrà convertirsi in attualità e presenza.

Mi sembra, questo, il migliore augurio per la Pasqua che viene.

3 pensieri su “«Su questo ti sentiremo un’altra volta» (At 17, 32)

  1. grazie. sì, insieme bello e difficile, molto difficile. possiamo anche dire che è bello -tutti assieme- e ciascuno nella propria ricerca. e benedetto l’uomo che ha insegnato a suo figlio la filosofia greca. non prendertela, antico maestro.

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  2. “Se vogliamo veramente scoprire chi siamo, le analisi esclusivamente orientate dalla scoperta del proprio sé non basteranno, se non decidiamo contestualmente di risalire la corrente in cerca delle nostre più profonde radici”
    Questo passaggio, a ulteriore conferma di quanto detto nell’articolo, mi fa tornare in mente proprio un antico detto, ricordato proprio da Moni Ovadia in un suo libro:
    “Se non sai dove stai andando, voltati a vedere da dove vieni”.

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