Affrontare i guardiani della soglia

 

“Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria, come una malattia, una sfortuna, un’anestesia, un’abitudine, la maggioranza sta”.

Mi sono tornati in mente alcuni versi di Smisurata preghiera di De André, quando pensavo al modo di introdurre il tema di questo post, dedicato alle opposizioni, quelle resistenze che ognuno di noi sperimenta ogni volta che proponiamo uno sguardo nuovo su una realtà consolidata.

Come nel brano di De André, le resistenze possono essere di diverso tipo, a volte melliflue ed invisibili (come un’anestesia), a volte contrastive (come una malattia), a volte fondate sul “si è sempre fatto così” (come un’abitudine).

Non importa che cosa tu abbia intenzione di modificare, quali equilibri stiano per essere toccati in seguito alla tua azione, con quale discrezione o irruenza tu stia proponendo il tuo punto di vista, se sei agente del cambiamento, prima o poi la resistenza arriva.

La resistenza prende le sembianze di una persona che dissuade, sconsiglia, avverte, mette in guardia. In alcuni casi, apertamente critica. In un certo senso, equivale ad un invito ad aprire gli occhi sulla realtà, quella “vera”. Ovviamente, il presupposto è che abbiate bisogno di un aiutino per vedere bene la realtà. Ovviamente, è implicito che la realtà, quella vera, non sia ciò che voi proponete.

La resistenza al cambiamento che, prima di tutto, prende le sembianze di una persona, non è, in realtà, una persona. È qualcosa di molto più connaturato alla nostra cultura, avvertiva Jung.

Non si tratta, dunque, di un ruolo stabile, quanto piuttosto di una funzione flessibile, come una maschera, che può di volta in volta essere indossata da una persona diversa. La resistenza al cambiamento è un archetipo con cui dobbiamo fare i conti. Come tale, esso non è soltanto fuori di me. È anche dentro di me. È quella voce che sento che mi scoraggia dall’andare avanti, a rinunciare ché, in fondo, è molto più comodo non fare niente.

Le grandi innovazioni avvengono nel momento in cui la gente non ha paura di fare qualcosa di diverso dal solito. Georg Cantor

Il nome dato a questo archetipo è “il guardiano della soglia”, colui che vi impedisce di proseguire per la vostra strada.

Il modo più immediato di reagire di fronte ad un guardiano della soglia è di opporsi il più strenuamente possibile; considerare il guardiano come un nemico. Sarebbe un errore, in realtà. Quella opposizione, quelle circostanze contrastive, vanno invece ascoltate. Rappresentano, in effetti, una occasione per verificare la bontà della nostra idea ed anche se la nostra tenacia sia veramente tale.

Di fronte ad una deliberazione, che nasca da un nostro attento esame di coscienza, il guardiano della soglia non può niente. L’ultima azione che gli rimarrà da compiere sarà di scostarsi per lasciarvi passare. A quel punto, se sarete stati costanti nei vostri propositi e coerenti con la vostra vocazione, sarete un po’ come gli aquiloni che, per volare in alto, hanno bisogno di un vento contrario.

“Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria, la maggioranza sta”, cantava – non a caso – De André.

Dealing with the guardian of the threshold.

“For those traveling towards obstinate and contrary direction, as a disease, as unfortunate, as anesthesia, as a habit, the majority are”.

I was reminded of some verses from De André’s Smisurata preghiera, when I thought about how to introduce the theme of this post, dedicated to the oppositions, those resistances that each of us experiences every time we propose a new look at a consolidated reality.

As in De André’s song, resistances can be of different types, sometimes mellifluous and invisible (like an anesthesia), sometimes contrasting (like an illness), sometimes based on “that’s the way it’s always been done ” (like a habit).

It doesn’t matter what you’re going to change, what balances are going to be affected by your action, with what discretion or impetuosity you’re proposing your point of view, whether you’re the agent of change, sooner or later the resistance arrives.

Resistance takes the form of a person who discourages, advises, warns and alerts. In some cases, openly makes a criticism. In a certain sense, it amounts to an invitation to open one’s eyes to reality, the “true” one. Obviously, the assumption is that you need a helper to see the reality well. Obviously, it is implicit that reality, the true reality, is not what you propose.

Resistance to change which, first of all, takes on the appearance of a person, is not, in reality, a person. It’s something much more inherent to our culture, Jung warned.

It is not, therefore, a stable role, but rather a flexible function, such as a mask, which can be worn from time to time by a different person. Resistance to change is an archetype we have to deal with. As such, it is not just outside of me. It’s also inside me. It is that voice that I hear that discourages me from moving forward, and that invites me to give up because, after all, it is much more comfortable not to do anything.

The name given to this archetype is “the guardian of the threshold”, the one that prevents you from going your own way.

The most immediate way to react in front of a threshold guard is to oppose as strenuously as possible; consider the guard as an enemy. That would be a mistake, in fact. That opposition, those contradictory circumstances, must be listened to instead. They represent, in fact, an opportunity to verify the goodness of our idea and also whether our tenacity is really such.

Faced with a deliberation that is born of our careful examination of conscience, the guardian of the threshold can do nothing. The last action he will have to take is to let it pass him through. At that point, if you have been constant in your intentions and consistent with your vocation, you will be a bit like the kites that, to fly high, need a headwind.

“For those traveling towards obstinate and contrary direction, as a disease, as unfortunate, as anesthesia, as a habit, the majority are” De André sang – not by chance.

 

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