Lettura felicità cambiamento

Se leggo un libro di cucina probabilmente è perché voglio imparare a cucinare meglio. Se leggo un libro di giardinaggio probabilmente è perché voglio saperne di più di piante. Leggo per aumentare le mie competenze. La stessa cosa succede se si è studenti: i libri servono a prepararsi per un esame o superare brillantemente una interrogazione. I libri servono, dunque.

Già, ma perché allora leggere libri di letteratura?

In effetti, in questo caso lo schema precedente che connette i libri all’utilità pratica che da essi può scaturire non funziona. Non del tutto, almeno.

Perché, in effetti, si può leggere senza utilità, cioè senza fare dell’utilità il criterio esclusivo che giustifichi la lettura.

Qui, allora, le cose si fanno più “evanescenti” e, come tali, più interessanti. Faccio un esempio: se leggo Uomo invisibile di Ralph Emerson, proprio mentre leggo, imparerò che cosa significa vivere in un mondo intriso di razzismo. La capacità dello scrittore, indipendentemente dallo stile adottato, è di portarmi all’interno di una storia per farmi vedere le cose da vicino. Leggendo, la mia conoscenza dell’umano diventerà più estesa. È per questo che leggere crea un ponte tra noi stessi e altri mondi.

È vero – e lo ha osservato Harold Bloom [1] – i libri sono difficili da leggere perché i lettori non sanno come leggerli. È anche vero, tuttavia, che il piacere di una lettura, svincolata dal criterio della utilità, è incomparabile ed è a disposizione di tutti.

André Kertész La lecture au bois de Boulogne. Paris 1928

Per questo, occorrerebbe almeno:

  1. “Clear your mind of cant” [1], cioè evitare che il gergo, spesso diffuso nella accademia, possa essere un ostacolo alla lettura;
  2. Leggere per se stessi, come facendosi un regalo. Il tempo della lettura è un tempo non funzionale al conseguimento di altri scopi;
  3. Non ritenere che (1) e (2) siano dimensioni dell’egoismo, perché state certi che, dopo aver letto disinteressatamente, si accede a nuove idee che, di fatto, migliorano il mondo in cui viviamo;
  4. Essere lettori creativi, leggere per farsi una propria idea sulle cose, anche al di là di ciò che l’autore del libro propone. Pensare un autore significa pensare con un autore, non ripetere a pappagallo ciò che è scritto.

Sì, dicono alcuni, leggere sarà pure bello, ma dove lo troviamo il tempo per leggere? È vero, il tempo sembra non esserci, perché siamo assorbiti dalle cose da fare. Il punto è proprio questo: vogliamo continuare ad essere assorbiti dalle faccende quotidiane o vogliamo vivere altrimenti?

Non è una scelta come le altre, anche perché non c’è un tempo infinito per fare le proprie scelte. Bisogna essere molto realisti, di quello stesso realismo la cui assenza viene rimproverata ai lettori, spesso immaginati come gente senza i piedi per terra.

Guardate, mentre siamo in attesa di trovare il tempo per leggere, il tempo passa ed il nostro tempo, che ci piaccia o no, non è infinito. Prima si cambia, meglio è. Ci soccorrono qui le parole dello stesso Bloom: “One of the uses of reading is to prepare ourselves for change, and the final change alas is universal”.

 

Letture

  1. Harold Bloom. (2000). How to read and why. New York: Simon & Schuster

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