“La sua voce è un completo caos”. Ostinazione e vocazione

Proelium. Alex Hall

Reinventare se stessi è una di quelle cose che un tempo sembravano impossibili. All’interno di una cultura che premiava la staticità, infatti, la stessa possibilità di decidere per sé un nuovo destino era considerato privo di senso. In quel contesto, realizzarsi significava perseguire una serie di tappe prefissate e lineari.

Oggi, una tale predeterminata sicurezza sul proprio futuro è stata a tal punto superata che appare semplicemente impensabile. Il tipo di realizzazione che la società attuale propone fa riferimento a categorie completamente diverse, come la provvisorietà o la flessibilità.

Per alcuni, queste nuove caratteristiche sono intrinsecamente ingiuste. La frammentarietà che esse provocano non consentirebbe ad una persona di realizzarsi compiutamente.

In genere, occorrerebbe riuscire non solo a vedere le criticità di un nuovo scenario. Sarebbe interessante cimentarsi con le potenzialità che esso offre, ammesso che ve ne siano e che si abbia uno sguardo non inficiato dall’attitudine alle critica preventiva.

Oggi una delle possibilità offerte dal nuovo scenario è di reinventare se stessi, ripartendo dalle proprie passioni. A scanso di equivoci, va detto subito che reinventare se stessi non è un modo per sottrarsi alle proprie responsabilità, proiettandosi in un mondo ideale. Inoltre, parlare di passioni provoca in genere reazioni contrastanti. Per alcuni, il riferimento alle passioni è essenziale. Per altri, invece, parlare di passioni è un discorso privo di senso, perché allontana dal realismo richiesto dalle asperità che la vita presenta.

È proprio il realismo, invece, che dovrebbe consigliarci che esiste un tipo particolare di convenienza a dare ascolto ai propri sogni.

Che cosa ci ispira veramente? Che cosa non ci lascia indifferenti quando vi prestiamo attenzione? Che cosa ci farebbe alzare al mattino con la voglia di lavorare? È rispondendo a questo genere di domande che possiamo trovare traccia di ciò verso cui siamo chiamati, ciò che potremmo indicare con una parola un po’ desueta: vocazione. Ripartire da sé e dalle proprie passioni, darsi una seconda occasione, non è un progetto per vivere con la testa campata in aria. Tutt’altro. È qualcosa di molto concreto, dato che le passioni vanno poi realizzate e, per far questo, c’è bisogno di assiduità e di produttività. Pochi sanno, per esempio, che Pablo Picasso creò nella sua vita artistica circa 50 mila opere d’arte o che Jimi Hendrix registrò talmente tanta musica da riempire 70 albums.

E gli ostacoli? Sono destinati a scomparire quando si seguono i propri sogni? Direi di no, anche se è vero che più ci avviciniamo alle nostre passioni, più troveremo la forza per superare gli ostacoli che inevitabilmente si incontrano.

“La sua voce è un completo caos”, che dà il titolo a questo post, non è una frase qualsiasi. È quanto i primi critici osservarono dopo aver ascoltato la voce di Mick Jagger agli inizi della sua carriera con i Rolling Stones. La reazione dell’artista (e di Keith Richards che con lui aveva fondato il gruppo) fu di non arrendersi. I due musicisti iniziarono così a fare l’esatto opposto di quanto veniva loro suggerito, programmando fino a 200 concerti l’anno.

Gli ostacoli, dunque, possono avere un ruolo positivo, se sappiamo canalizzare il disagio che da essi deriva. Anche questo fa parte di quel realismo cui accennavo prima. Essere realisti, tuttavia, non può diventare un alibi per non scommettere sui propri sogni. Bisogna, piuttosto, fare in modo di trasformare le difficoltà che incontriamo in propellente per andare ancor più convintamente nella direzione indicata dal nostro cuore.

Di fronte ad una decisione, bisognerebbe chiedersi che cosa orienta veramente il nostro decidere. Sono le passioni o la paura? E se è la paura, ne siamo consapevoli? Certo, farsi guidare dalla paura è comprensibile, ma è sconsigliabile. Andare in direzione dei propri sogni fa sentire forti, liberi e determinati. Quando invece è la paura ad orientare i nostri passi, allora saremo sempre succubi, incerti e mai protagonisti.

Siamo sicuri che le due scelte si equivalgano?

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