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Questo testo è stato scritto nel 1961. Ognuno può valutare la sua attualità.

A prescindere dal bisogno moderno di sfuggire alla balordaggine della routine e alla vita ipermeccanizzata delle città, c’è il bisogno universale e permanente di evadere dalla gabbia del presente pratico in cui siamo costretti a trascorrere tanta parte della nostra vita, e soprattutto dalla prigione dei nostri “io” singoli e limitati. La questione è: dove e come evadere? Possiamo evadere verso il basso, dandoci all’alcool o alle droghe o agli stravizi: ma non è questa la via migliore. Oppure per una via traversa, dandoci allo sport o ai passatempi o ai divertimenti: questo è, entro limiti assai ampi, desiderabile e anzi necessario. Oppure possiamo evadere verso l’alto, inoltrandoci in un nuovo mondo […], un mondo dove ci sono nuove regioni della vita e nuovi livelli dell’essere, dove possiamo entrare in contatto con qualcosa di più duraturo, di più soddisfacente e – in un certo senso – di più sublime di quello che può trovare nel mondo delle necessità materiali e della routine quotidiana. Julian Huxley, Il sistema umanistico

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