La tentazione di erigere muri

ponte

In un memorabile corso di esercizi, Martini elenca la tipologia di tre malintesi dell’Incarnazione. Nel brano che segue fa riferimento al malinteso di Giuda Taddeo.

L’ultima indicazione è quella del malinteso di Giuda. Gesù ha appena detto parole molto belle: «Chi ha i miei comandamenti e li osserva è colui che mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio, io lo amerò e gli manifesterò me stesso» (14, 21). Siamo a un livello di estasi mistica – «gli manifesterò se stesso» – e improvvisamente si scende: «Gli dice Giuda, non l’Iscariota: “Signore, come mai tu stai per manifestarti a noi e non al mondo?”» (14, 22). […]. Gesù non risponde a tono, ma anzi ripete alla lettera la frase precedente: «Rispose Gesù e gli disse: “Se qualcuno mi ama, osserva la mia parola, e il Padre lo amerà, verremo a lui e faremo dimora presso di lui”» (14, 23). Gesù ripete la frase precedente, come per dire: «Non hai toccato il punto della questione».

Che cosa leggo, almeno io, sotto la domanda di Giuda? Mi pare che indichi la difficoltà di non saper accettare le condizioni della fede, la quale, appunto, non è una manifestazione sfolgorante, come forse vorremmo, che in poco tempo si conquista e si mantiene, ma procede di manifestazione in manifestazione: Gesù ai suoi, i suoi ai loro amici, questi agli altri, gradualmente. […]. La tentazione di Giuda Taddeo è più sottile. Non si tratta di ottenere un successo attraverso la fede, ma «del» successo della fede: si vuole che la fede stessa trionfi. E si vuole anche il successo «nella» fede, cioè si vuole che la propria inserzione nel Cristo sia trionfalmente conosciuta, dimenticando le caratteristiche proprie della stessa fede, che è diffusione e accettazione attraverso una proposta personale, da uomo a uomo, è accettazione, come un seme gettato nel cuore che matura a suo tempo.

Carlo Maria Martini, Gli esercizi ignaziani alla luce del Vangelo di Giovanni, Mondadori, Milano 2011, pp. 464-65.

. . .

Penso che questo testo metta in guardia dalle tentazioni, mai dome, di fare della fede la malta con cui erigere muri, piuttosto che ponti lungo i quali andare incontro all’altro. GS

6 pensieri su “La tentazione di erigere muri

    1. Di solito, si tende infatti a distinguere tra ‘cristianesimo della presenza’ e ‘cristianesimo della mediazione’. Il primo è interessato alle questioni identitarie; il secondo, alla ricerca di un’intesa, spesso non scontata, con coloro per i quali la fede non è una priorità. Probabilmente, come è stato recentemente sostenuto, le due “forme” di cristianesimo sono interpretabili come momenti distinti della stessa intenzione. Un po’ come la sistole e la diastole. Grazie

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      1. Divisione ottimista – e comunque problematica: significa che i ‘cristiani della presenza’ sono integralisti incapaci di ragionamento e di empatia?
        Per restare più sul concreto proporrei la divisione tra credenti moderati (quelli che si vivono la propria fede come fatto ‘privato’, e riescono a non forzarla agli altri non credenti) e gli integralisti.
        Giusto per chiarirci: considero i secondi un problema delle democrazie laiche – a livello dei fascisti e altri totalitaristi. Colpa di brutte frequentazioni su internet che mi hanno insegnato nel modo peggiore chegente così esiste anche tra i cristiani.

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      2. La distinzione tra cristianesimo della presenza e della mediazione, se non ricordo male, fu proposta all’interno di un testo curato da Giorgio Tonini per l’AVE nel 1985, La mediazione culturale. Ma i riferimenti potrebbero essere molti di più. Sono personalmente legato ad una distinzione che fu introdotta nei primi anni Settanta da Harvey Cox, un teologo statunitense, il quale parlò del “cristianesimo anonimo”, per indicare ciò che lei definisce ‘privato’. Grazie

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      3. Da agnostico e ‘laico’ non posso fare altro che applaudire qualsiasi inerpretazione religiosa che si astenga dal dire agli altri come debbano sentirsi (e, quindi, fare).
        Non auspico l”anonimato’ per questi cristiani: si può – e, anzi, si dovrebbe – pubblicizzare la propria fede, soprattutto quando si compie nel profondo rispetto degli altri.
        C’è davvero bisogno che questi cristiani tolleranti e moderati diventino una realtà più sonora all’interno della chiesa.
        Grazie a lei per le risposte

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  1. … La tentazione di Giuda Taddeo è più sottile. Non si tratta di ottenere un successo attraverso la fede, ma «del» successo della fede: si vuole che la fede stessa trionfi. E si vuole anche il successo «nella» fede, cioè si vuole che la propria inserzione nel Cristo sia trionfalmente conosciuta, dimenticando le caratteristiche proprie della stessa fede…

    “Padre nostro … liberaci dal Male.” AMEN.

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