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“Nessuno mi capisce qua dentro!”. Quante volte lo abbiamo sentito ripetere al nostro collega di stanza? Quante volte lo abbiamo pensato noi stessi? L’occasione è stata data da un diverbio o da una incomprensione con un collega. Che incomprensioni possano nascere sui luoghi di lavoro è del tutto naturale. Al tempo stesso, un buon ambiente di lavoro dovrebbe mettere nelle condizioni i suoi abitanti di imparare a destreggiarsi tra tensioni ed incomprensioni, proprio perché esse sono pane quotidiano e non una cosa eccezionale. Una buona gestione del conflitto è, dunque, una caratteristica distintiva di un luogo di lavoro.

Se la nostra reazione è di giungere alla conclusione che nessuno sia in grado di capirci dopo una mancata comunicazione con un collega, non è detto che noi siamo immuni da colpe. In particolare, va notato che nella nostra lamentela noi stiamo compiendo una generalizzazione. Per quanto involontaria essa sia, è esattamente ciò che non andrebbe fatto. Occorre invece essere il più circostanziati possibile.

Di fronte ad una mancata comunicazione, è senz’altro richiesta una risposta adeguata alla sollecitazione ricevuta. Tuttavia, occorre sempre tenere a mente di evitare ogni generalizzazione. La nostra reazione deve riferirsi esclusivamente al contesto ed alla persona con cui è avvenuto il contrasto. Quando, molto spesso inavvertitamente, si generalizza, allora si cade nell’errore di riferire la nostra critica non tanto a fatti circostanziati, ma ad una generalità difficilmente emendabile. In altri termini, quando dobbiamo reagire ad una critica, generalizzare serve soltanto ad acuire le tensioni. Se, invece, siamo accorti a concentrarci esclusivamente sul motivo e sui contenuti specifici del contendere potremo risolvere la controversia in modo molto più semplice.

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